Luciana Elizondo, Roberto Rilievi, Juan José Francione

Fado Antigo

Il Fado portoghese giunge all’ascoltatore contemporaneo avvolto in un manto di romanticismo, arricchito cioè da un immaginario fatto di miti originari molto suggestivi e dalla memoria di alcuni importanti poeti-cantori del Novecento, tra cui spicca Amália Rodrigues. Diverse sono le narrazioni che riguardano la sua origine:
si è parlato di influenze arabe, di radici medievali trovadoriche, di una tradizione marittima. Questo genere musicale, che divenne emblema della “lusitanità” già durante la formazione delle nazioni europee, ha in realtà preso origine da ritmi e danze afroamericane, arricchendosi grazie all’incontro con generi preesistenti come il lundum e la modinha, da cui ha assimilato la sensualità e gli elementi armonici.
Radicatosi fin dal 1830 nei quartieri popolari e marginali di Lisbona, ha immediatamente individuato i suoi tratti distintivi: una poetica dal sapore dolce-amaro e uno strumento musicale peculiare, la chitarra portoghese. Nel tempo, ha visto la nascita di un pantheon di celebri fadisti, e trovato una fortunata diffusione nella bohéme studentesca di Lisbona, Coimbra ed altre grandi città.
Eppure, pur distinguendo storia e leggenda, è importante riconoscere che il Fado abbia con la lirica iberica e, in generale, mediterranea, una continuità di temi e forme poetiche, di armonie e di standard musicali; proprio per questo non risulta affatto difficile rintracciare in esso echi e risonan ze con il repertorio della musica
antica europea.
Perché, allora, non provare a porre il Fado in dialogo aperto con la cantiga trobadorica, il villancico polifonico rinascimentale portoghese e, addirittura, il madrigale seicentesco italiano a voce sola? Troveremmo forse che un’unica lingua accomuna questi interlocutori; sentiremmo così narrare un unico racconto.